Cos’è

Demote non è solo l’acronimo di Democrazia Movimento Tecnologia Europa. Demote è il “declassamento” della realtà complessa che abbiamo davanti, è la possibilità di ridurre le distanze gerarchiche, le stratificazioni che separano le classi, i ceti, gli individui. Demote è un comando! Permette ai Membri (che con la loro consapevolezza si mettono in condizione e nell’abilità) di declassare l’Altro, l’esterno, la complessità delle relazioni. La realtà, quindi, esce traghettata ad un nuovo livello di semplificazione, di comprensione, di consapevolezza; il livello di questa operazione viene scelto dai  Membri che imputano il comando della ricerca e del progetto.

Quando un processo sociale, un cambiamento o una mutazione vengono affrontate, analizzate e messe a critica, quel pezzo di realtà viene trasformato dalle nuove consapevolezze prodotte. La capacità performativa della comprensione, dello scambio culturale, delle idee e del linguaggio produce il salto. Quando un pezzo di realtà viene compreso, ogni altro membro di Demote viene avvertito del declassamento della complessità raggiunto.

 

 

Demote è una associazione nata per produrre iniziative politiche e culturali nel territorio. I luoghi di maggiore interesse sono quelli ove l’innovazione sociale, politica, economica e produttiva ha aperto un divario –  che rischia di divenire incolmabile – tra la cultura, la pratica, i bisogni, le aspettative e le paure, delle donne e degli uomini in carne ed ossa, e le organizzazioni politiche, sociali ed istituzionali che dichiarano di volerle rappresentare.

 

Il gap che si è creato rischia di produrre una frattura insanabile. La spoliazione di identità, di senso di appartenenza e la capacità di produrre domande, non riescono più ad essere incrociate dalla politica e dalle istituzioni, con il rischio di produrre sfaldamenti sociali e situazioni ingovernabili.

 

E’ altresì evidente come, fra le diverse forze della sinistra, si sia prodotta una situazione di enorme difficoltà di comunicazione ed una divaricazione che va al di là delle diverse politiche e riguarda ormai i codici, gli alfabeti, i linguaggi.

 

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma.

Cambia l’idea di produzione, di merce, di consumo, di relazione; cambia l’idea e la coscienza di sé, del proprio rapporto con gli altri e con le diverse comunità.

 

Il capitale sempre più si appropria della intellettualità collettiva, la ingloba nel ciclo produttivo, la industrializza, la trasforma e trae da essa plusvalore.

I flussi relazionali e comunicativi divengono materia prima dei processi di industrializzazione; i software sono la forma e le modalità che, estrapolandoli, rende merce vendibile il sapere collettivo così come fa con le funzioni ed i beni primari.

 

Le tecnologie digitali sono gli strumenti e le fondamenta di questo nuovo paradigma.

La tendenza in atto tende sempre più a caratterizzarli come strumenti e merci di controllo globale e di indirizzo verso quello che viene definito “pensiero unico”. Tutto ciò ci pare essere legato alla crisi del modello economico e sociale fin qui conosciuto.

 

La crisi del modello produce ovviamente ansie e paure legate alla percezione di vivere la fine di un ciclo, ma non essendo in campo altra proposta che quella agita (ed anch’essa in crisi ) dalla destra, ciò che prevale è la difesa comunque dell’esistente nei confronti di chiunque lo possa minacciare.

Le tecnologie digitali hanno permesso finora di gestire una risposta agendo sui processi produttivi e determinando risparmio sulla e della forza lavoro, sui costi di produzione e di immobilizzo delle merci e, per altra via, recuperando risorse prima dedicate al welfare.

Ora stiamo assistendo ad un passaggio più profondo.

Si sta di fatto avviando la sostituzione nella produzione della merce fisica (auto, chimica etc.) con i cosiddetti prodotti immateriali che hanno appunto la particolarità di fondarsi sulla estrazione di plusvalore dalla intellettualità collettiva e dalle forme di relazione fra gli esseri umani, fra loro ed i consumi fondamentali:acqua, aria, salute, mobilità, informazioni etc.

In questo contesto, la politica da noi conosciuta rischia di divenire marginale ed inutile, comunque espropriata a favore di pochi, comunque incapace di produrre idee, progetto, speranze, identità.

La  mancanza di ricerca collettiva sui e dei processi in corso, produce assenza di nuovi alfabeti, di codici e linguaggi condivisi che permettano di capire e capirsi, di combattere e progettare insieme.

 

Demote  nasce per fornire la possibilità di far convergere idee, analisi e proposte prodotte in diversi ambienti e contesti politici e culturali, in un crogiuolo di incontri, senza finalità organizzativistiche o direttamente politiche .

In altre parole Demote intende fornire l’occasione per continuare la ricerca e contribuire all’opera di scrittura, intrapresa da più parti e spesso in maniera separata, di quel nuovo alfabeto critico necessario alla autonomia politica e culturale della sinistra del nuovo millennio.

 

Per noi innovazione significa non tanto intervento sui e nei problemi tecnici, quanto modificazione della produttività collettiva, cioè intervenire nel mantenere e trasformare il saper fare collettivo.

 

La contraddizione su cui lavorare consiste nel fatto che, per poter sviluppare al meglio i “nuovi prodotti immateriali” servono pluralità di culture, di relazioni, di flussi informativi e relazionali interagenti e democraticamente fondati, il che confligge con il comando del capitale di imporre codici e linguaggi industrializzati e standardizzati subalterni e a-democraticamente  fondati  (vedi i “linguaggi di guerra”).

 

I territori concreti, concepiti come tessuto urbano dilatato e insieme di reti sono l’ambito di intervento.

Trasformazione del lavoro e nel lavoro, modifica delle percezioni sociali e di sé, irruzione nel paradigma digitale, sussunzione dei linguaggi nella produzione, ingegnerizzazione dei processi culturali ed il loro sfruttamento, modifica delle forme organizzative della produzione, nella socialità, nelle strutture associative, trasformazione delle gerarchie e delle leadership, ruoli delle strutture della comunicazione di massa sono i primi terreni sui quali Demote produrrà seminari, convegni e materiali sia a livello locale che internazionale, così come l’attivazione di corsi di formazione sulle innovazioni organizzative e sulla comunicazione.